I nuovi diseredati

Dicevo tra me e me, questi titoli di obbligazioni subordinate non li possiedo.

Anche se ero cosciente di avere perduto soltanto 3mila euro in azioni. Vedo da lontano la direttrice. Entriamo nel suo ufficio, afferra un foglio con il nostro portafoglio titoli. Ha evidenziato con il pennarello 3 righe in giallo, da capoverso a capoverso. Dice: “Questi titoli non ci sono più”. Così sono spariti 58mila euro. La vergogna sgorgò dal cuore per essere stati gabbati in quel modo».

Un libro che dà voce al disagio che vivono i 160mila cittadini delle banche popolari beffati dai loro investimenti in obbligazioni e azioni. Ce ne sono tanti di disagi nati principalmente negli ultimi anni per imperizia dei politici. Ma quello delle popolari scuote una società, residuato della vita contadina, che sul risparmio aveva nutrito parecchia fiducia. E anche un libro che racconta della campagna per le elezioni del 4 marzo 2018, controversa, un po' allucinante, in cui i partiti fanno promesse senza coperture finanziarie e in cui l'unica direzione sembra quella delle larghe intese.

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Dicevo tra me e me, questi titoli di obbligazioni subordinate non li possiedo. Anche se ero cosciente di avere perduto soltanto 3mila euro in azioni. Vedo da lontano la direttrice. Entriamo nel suo ufficio, afferra un foglio con il nostro portafoglio titoli. Ha evidenziato con il pennarello 3 righe in giallo, da capoverso a capoverso. Dice: “Questi titoli non ci sono più”. Così sono spariti 58mila euro. La vergogna sgorgò dal cuore per essere stati gabbati in quel modo».

Un libro che dà voce al disagio che vivono i 160mila cittadini delle banche popolari beffati dai loro investimenti in obbligazioni e azioni. Ce ne sono tanti di disagi nati principalmente negli ultimi anni per imperizia dei politici. Ma quello delle popolari scuote una società, residuato della vita contadina, che sul risparmio aveva nutrito parecchia fiducia. E anche un libro che racconta della campagna per le elezioni del 4 marzo 2018, controversa, un po’ allucinante, in cui i partiti fanno promesse senza coperture finanziarie e in cui l’unica direzione sembra quella delle larghe intese.

Fabrizio Rizzi, giornalista e scrittore, già al Messaggero e a Mediaset. È stato inviato speciale su vari fronti di guerra, Beirut, il Golfo, Kuwait City, Croazia, Somalia, Kosovo. È stato tra i primi giornalisti ad arrivare a Kuwait City a bordo di un aeroplanino. Inoltre ha seguito i maggiori processi da Enzo Tortora a quelli di «Mani pulite». In politica si è occupato di Palazzo Chigi con vari governi, Prodi, Monti e Berlusconi, ma anche della presidenza della Repubblica È autore di oltre una decina di libri tra cui Vaticano e Ambrosiano (Pironti editore), Per amore, per denaro (Sperling & Kupfer), Delitti imperfetti con Luciano Garofano (Marco Tropea editore) e La bacchetta di Toscanini (Male Edizioni).